Parlare di se stessi, non è facile, e io cosa posso dire di me? Amo l'Arte in tutte le sue forme,pittura, scultura, musica...Tutto quello che fa bene agli occhi,alle orecchie e al cuore fa parte integrante della mia vita e del mio modo di vivere. Ho chiamato questo mio blog "I sentieri dell'Arte", proprio perchè su questi "viottoli" incantati possiamo trovare tante piccole cose che ci riconciliano con il mondo intorno...almeno così è per me! Mi basta guardare un quadro o ascoltare un po' di buona musica per ritrovare la serenità, e non è necessario che questi siano un Renoir o una sonata di Mozart, basta che siano delle belle cose da vedere e da ascoltare. Spero di condurvi nel mio mondo nel miglior modo possibile...Patrizia

Lettori fissi

23 ottobre 2010

Decorazione:.... aspettando il Natale!




Una tra le piu' grandi soddisfazioni che ho avuto finora, è stata quella di poter pubblicare le mie creazioni. Questa possibilità mi è stata data dalla rivista Laboratorio di Découpage della casa editrice Cigra 2003.Nel 2008 nella mia posta elettronica trovai una mail che mi commosse e che ancora conservo, con la quale la direzione di allora mi proponeva di collaborare con la loro pubblicazione. Era un sogno che si realizzava! Non mi ero mai fatta avanti , nemmeno mandando delle foto di miei lavori, perchè non credevo che nel panorama dei decoupeurs italiani ci fosse posto anche per me...e invece! Avevano visitato il mio sito , il primo che ho realizzato nel 2006, e le mie creazioni erano piaciute.....E ancora piacciono visto che tutta la redazione della rivista è cambiata e che mi hanno riconfermato come loro collaboratrice! Ho pubblicato tanti lavori, ad alcuni sono piu' legata che ad altri, ma tutti sono stati realizzati con la stessa passione e cura. Vedere le proprie creazioni in copertina nelle edicole è un'emozione che non si può descrivere! Nel 2009 mi hanno affidato la realizzazione di uno speciale Natale, mi sono impegnata al massimo per creare delle cose carine e originali e dev'essere andato bene visto che quest'anno si replica con uno speciale tegole di Natale di prossima uscita....Sono veramente contenta di quello che ho creato e spero che anche voi che comprate le riviste lo siate altrettanto...
Un ringraziamento particolare va alla redazione di Laboratorio di Découpage, accordandomi la loro fiducia mi hanno spronato a creare e a mettermi in gioco di continuo...un bel gioco!
Grazie Cigra e grazie a tutti voi che mi seguite! Alla prossima....





16 ottobre 2010

Decorazione: il maestro delle luci e delle ombre...Caravaggio



L'opera che ho usato per la realizzazione di questo grande piatto è una delle prime tele dipinte da Caravaggio a Roma: il "Fruttarolo".
L'esecuzione nel suo insieme, presentava varie difficoltà,non tanto nella scelta e nel ritaglio dell'immagine, ma quanto alla scelta del supporto che non volevo fosse banale e scontato come possono esserlo una tavola o una tela.Ho trovato in questo grande piatto in terracotta (cm 50 di diametro)lavorato con una bella cornice di frutta a bassorilievo, la base ideale per l'idea che mi girava in testa. Ho preparato accuratamente la base per accogliere la pittura dello sfondo: ricreare le luci e le ombre del Caravaggio, non dico che sia quasi impossibile, ma è una bella sfida...mi sono venuti in aiuto i tanti anni passati a dipingere ad olio...
Creato lo sfondo,ho posizionato il ritaglio in un unico pezzo e iniziato l'annegamento: tante e tante mani fino alla scomparsa dello scalino della carta e dopo ho fatto la doratura a foglia oro della falda sbalzata, brunito e lucidato con la pietra d'agata.Ho impreziosito il retro con un craquelè finissimo color oro su base nera.Questo lavoro è andato in Certificazione Découpage Italia nel 2008 premiato con una coccarda Arancione e si è classificato al Primo posto di un concorso su una rivista specializzata italiana.




Un po' di storia...

Adoro Caravaggio! Il suo tormento,la sua continua ricerca della semplicità nelle cose piu' sublimi e mistiche..
La sua vita si dibatte tra cronaca nera e grandezza artistica, genio amato, maledetto,contrastato , esaltato e perseguitato dai suoi contemporanei...troppo avanti, troppo oltre le vedute ristrette e compiacenti di un'epoca che gli stava stretta.Imbarazzante il suo talento,oltraggiosa la sua pittura che metteva a modello gente delle bettole che frequentava per raffigurare madonne e santi...blasfemo!
Ma erano visi veri, rughe scavate dalla miseria e dagli affanni di una vita che li privava di ogni cosa, piedi sporchi e sudici che fecero gridare allo scandalo i prelati che gli avevano commissionato la "Madonna dei Pellegrini"...
La morte raffigurata nella sua crudezza e realtà nella "Resurrezione di Lazzaro"; un Lazzaro ancora morto e inerte e che ebbe come modello un cadavere vero, provocando comprensibili malumori nelle altre comparse di questa tela e soprattutto degli uomini che sorreggevano il corpo...
La morte: tema amato dal Caravaggio, egli stesso si raffigura nella testa mozzata del gigante Golia, tenuta stretta per i capelli dal pugno di Davide. La sua unica firma nel rivolo di sangue che esce dal collo mozzato di un condannato a morte!
Di esecuzioni pubbliche in quell'epoca di certo le autorità no ne lesinavano, erano sempre degli eventi molto pubblicizzati e il pubblico non mancava mai...anche il giovane Michelangelo Merisi da Caravaggio, appena arrivato a Roma assistette ad un'esecuzione celebre: quella della giovanissima Beatrice Cenci, e ne fu talmente colpito che il tema della decapitazione ricorrerà spesso nei suoi quadri.
Cresciuto e maturato in mezzo a tanta violenza, diventò egli stesso violento,un uomo dalla doppia anima, meraviglioso artista ispirato da Dio e uomo misero, collerico e in questa dualità vi è la lettura della sua opera: siamo soli, davanti al mistero della vita e del destino,alla miseria e all'eternità dell'uomo.
Caravaggio ci invita ad entrare nei suoi quadri, senza filtri,come fa lui stesso raffigurandosi in alcune tele ma in posizione defilata, come se fossimo noi stessi spettatori di quella scena "in quel momento" un'istantanea di un attimo di vita non nostra, ma a cui siamo stati invitati a partecipare....
Le ombre di Caravaggio sono luminose come le sue luci, non è un controsenso, nell'ombra si dipana una vicenda che si presenta chiarissima,i personaggi sono nitidi anche al buio; la mano del Cristo che ordina a Lazzaro di tornare in vita è il centro della scena, eppure non è in primo piano, stessa cosa per la "Vocazione di San Matteo":il Cristo in penombra tende la sua mano verso Matteo seduto al tavolo, nella luce piena che entra da una finestra e che con sguardo interrogativo sembra chiedere "...chi...io?"
Luci ed ombre, proprio com'è stata la sua breve vita: illuminata dalle opere sublimi che ci ha lasciato e oscurata dalle ombre violente che lo portarono prima in esilio, condannato a morte, e proprio quando fu graziato nel suo viaggio di ritorno in Italia,ebbe la sventura di essere scambiato per un altro e imprigionato.Rimane in prigione due giorni, poi riesce a dimostrare la sua identità, ma è troppo tardi, viene colto dalla febbre malarica e muore solo, sulla spiaggia di Porto Ercole. Per secoli si è detto che fosse stato ucciso durante un diverbio con un altro "galantuomo", ed invece dove non potè la spada o il pugnale potè la malattia.
Era il 18 Luglio 1610:aveva 39 anni. I pittori di tutta Europa avevano già cominciato ad accogliere le novità del suo stile, grazie a lui era nata un'arte nuova, ma Michelangelo Merisi da Caravaggio non aveva fatto in tempo ad accorgersene.

23 settembre 2010

Decorazione : "La Condizione Umana"



La condizione umana
Libera interpretazione da un'opera di V.Kush


La pittura surrealista è sempre stata una delle mie passioni, artisti come Dalì e Magritte mi hanno sempre affascinato con il loro modo di trasporre in pittura la visione onirica della realtà. Non da meno sono le nuove leve del movimento surrealista, anzi, ci sono schiere di giovani artisti che suscitano meraviglia e anche un po’ d’imbarazzo nel mondo a volte spietato dell’arte, dove farsi strada puo’ diventare un’impresa molto ardua se alle proprie spalle non c’è la “protezione” di qualche gallerista lungimirante.
Un artista che non ha avuto bisogno di tutto questo è senza dubbio Vladimir Kush, russo di nascita ,ma americano d’adozione che stupisce il mondo artistico con i suoi quadri sempre piu’ perfetti e portatori di messaggi sempre molto profondi.
Ed è stata proprio un’opera di Kush a far scattare in me la creazione di questa scatola che definire portagioie è riduttivo, perché non è stata creata per un fine specifico, ma come oggetto artistico fine a se stesso, ossia la rappresentazione visiva della Condizione Umana.O almeno come io l’ho immaginata .
Ho iniziato il lavoro scegliendo un supporto che ben si sarebbe prestato a quello che avevo in mente, ossia una progressione di superfici con immagini diverse , ma con un filo logico che le unisse.
La scelta è caduta su una scatola tonda in terracotta rossa, materia umile e nello stesso tempo viva, materia che amo lavorare e rifinire nei piu’ svariati modi. L’immagine scelta, poi, si prestava perfettamente alla sua forma ….
Ho dipinto tutta la superficie imitando la piuma di noce (faux finish), con le sfumature e i nodi che caratterizzano questa particolare qualità di legno pregiato e posizionato l’immagine di Kush che raffigura la visione onirica di un nido di calabroni al cui interno s’intravedono dei piccoli esseri umani su una spiaggia , circondati minacciosamente dai nidi degli insetti. Io vi ho visto la natura che si ribella all’uomo che con i suoi comportamenti irresponsabili, ha inferto delle ferite profonde e insanabili al mondo che lo circonda…..






All’interno della scatola ho dipinto a mano con gli acrilici senza disegno preparatorio, ma dividendo gli spazi, quello che s’intravede dal trompe l’oeil sul coperchio: l’ultima spiaggia su cui l’umanità si ritrova a causa dei propri errori e orrori inferti alla natura con la possibilità di scegliere se andare avanti, verso l’ignoto, rappresentato dall’oceano, o far ritorno sui propri passi, la scala, rivedere i comportamenti sbagliati e cercare di porvi rimedio…ma bisogna far presto perché la minaccia dei calabroni incombe ( i nidi…).




All’interno del coperchio ho realizzato un assemblaggio di parti di immagini miste a pittura, creando un trompe l’oeil al contrario, cioè una visione dall’interno verso l’esterno della scatola, e quindi l’apertura del nido vista dalla spiaggia, con gli insetti pronti ad entrare…..
Le difficoltà tecniche sono state sempre quelle che s’incontrano quando si prepara un oggetto da portare in Certificazione (Maggio 2009), la nascita dell’idea che nella testa prende forma piano piano e non ci dormi la notte…, la scelta del supporto piu’ adatto, la creazione pittorica (con una mia tecnica personalissima) del faux finish e del figurativo e la rifinitura perfetta che ha dato a tutta la scatola l’aspetto della porcellana…in tutto nove mesi di lavoro, la genesi di una creatura a cui sono particolarmente affezionata….
E così ho portato a termine un lavoro che a primo impatto può sembrare di difficile comprensione, ma che adeguatamente osservato fa chiarezza sul messaggio in esso racchiuso: diamoci tutti una regolata! Rispettiamo l’ambiente e le sue creature.. un giorno potremmo non avere piu’ una “scala” da risalire a ritroso per rimediare a tutti i nostri errori ed orrori commessi…

25 agosto 2010

Decorazione: "giocare" con le pietre...e i pennelli !







OMAGGIO AD ANTONIO CIOCI MAESTRO DEL COMMESSO FIORENTINO


Vassoio in terracotta con bassorilievi e imitazioni marmoree (dimensioni cm.54x38)






Questa è stata una delle opere che finora mi ha impegnata di più, iniziata a marzo 2009 per essere pronta a maggio 2010 per la Certificazione DI (Découpage Italia) . La passione che da sempre nutro per la storia dell'arte mi porta ad approfondire lo studio di tecniche del passato ed artisti purtroppo poco conosciuti. Uno di questi è Antonio Cioci che assieme al figlio Leopoldo, fu tra i più geniali modellisti per il commesso fiorentino, degno erede del grande Giuseppe Zocchi, maestro apprezzato alle corti di tutta Europa; riuscì a creare, fra il 1792 e il 1797, delle opere per la realizzazione di alcuni tra i più bei capolavori in marmo e pietre dure che si possono ammirare a Firenze alla Galleria Palatina e all'Opificio delle Pietre Dure. Perchè il modello su tela? Semplicemente perchè serviva da guida per il soggetto da andare ad intarsiare e per abbinare i marmi e le varie pietre ai colori corrispondenti dei soggetti dipinti , in poche parole prima nasceva il quadro e poi il commesso! L'immagine che ho usato sul mio vassoio, tagliata, scomposta e ricomposta per una composizione ottimale è proprio un'opera di Antonio Cioci realizzata poi in commesso di pietre dure da lui stesso, che oltre ad essere un ottimo disegnatore e pittore, è stato tra i pochissimi artisti, se non l'unico, a realizzare personalmente la trasposizione dal quadro in intarsio. Di solito il cartone o la tela con il lavoro veniva portato ai valentissimi artigiani fiorentini il cui nome ,purtroppo, rimane sconosciuto (le maestranze dell'Opificio restavano nell'anonimato...) .L'opera che ho scelto raffigura una collezione di vasi romani, che nell'originale del Cioci è realizzato su porfido rosso egiziano. Proprio quel porfido che l'anno scorso ho presentato come tecnica pittorica ai corsi di Castellabate (bellissima località sulla Costiera Cilentana in provincia di Salerno) per Découpage Italia, l’Associazione Italiana di Découpage, di cui mi onoro di far parte. Il lavoro è iniziato proprio dall'imitazione in pittura della base in porfido (faux finish), dopo aver naturalmente preparato accuratamente tutta la base, carteggiato e ripulito tutti i bassorilievi che si presentavano alquanto "sporchi" da cottura.Dopo aver dipinto il porfido (marmo di cui parlerò prossimamente) ho ricomposto l'immagine ritagliata nei minimi particolari ( da notare i tralci di convolvolo) eliminato parti e aggiunto soggetti in posizioni non originali, e incollato il tutto alla base in porfido.Ho iniziato le verniciature e le carteggiature che si sono protratte per mesi e di cui ho perso il conto, fino a quando la superficie non è stata completamente liscia. Dopo di che sono passata alla finitura della cornice a bassorilievo imitando l'avorio antico. Dipingendo e ombreggiando tutte le parti da mettere in evidenza e dando la caratteristica coloritura della zanna antica. Ho dorato a foglia e oro zecchino i particolari e le cornici interne ed esterne.Sul retro ho imitato in pittura un marmo bianco rosato e delicatamente venato, verniciato , lucidato e poi cerato a dovere.Il perchè di un abbinamento di materiali così diversi tra loro può sembrare azzardato, ma tutto ciò ha invece una spiegazione logica e storica insieme. Sono partita dal fatto che il lavoro del Cioci rappresenti una collezione di antichi vasi romani e proprio a Roma si crearono degli oggetti stupendi scolpiti nel porfido incastonati in cornici di avorio e montati su marmi pregiati! Lo testimoniano alcuni ritratti imperiali che si possono ammirare ai Musei Capitolini a Roma.Un gran lavoro, anche di ricerca, che mi ha appassionato molto e che mi ha dato la grande gioia e soddisfazione di ricevere in Certificazione Découpage Italia, un'altra coccarda rossa, massima qualifica per un découper!

28 luglio 2010

Storia dell'arte - Giuseppe Sanmartino e il Cristo velato: ovvero il mistero nell'arte.












Antonio Canova tento’ di acquistarlo senza fortuna e si dichiarò disposto a dare dieci anni della sua vita “pur di essere l’autore di un simile capolavoro!”
Il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino è veramente un’opera mirabile, poco conosciuta, ma che rientra a pieno titolo fra i più grandi capolavori della scultura mondiale.
Realizzata nel 1753 da Giuseppe Sanmartino (Napoli 1720-1793) , sulla committenza di Raimondo di Sangro Principe di San Severo, nobile napoletano, ma anche alchimista, inventore e scienziato (ma anche massone!), ha dato adito nel corso dei secoli a molte discussioni in merito alla sua realizzazione.
Infatti l’opera, si dice, fu realizzata dietro dettami ben precisi del Principe e sembra che non siano stati usati metodi tradizionali di scultura.
Sorprende la sofisticatezza di esecuzione, che a dir la verità, non si rivede in altre opere del Sanmartino, ne’ precedenti ne’ seguenti al Cristo velato.
Giuseppe Sanmartino fu sì scultore eccelso, ma non seppe più eguagliare l’eccellenza di quest’opera….
E a questo punto le ipotesi sul principe alchimista prendono piede e alcuni studiosi ipotizzano che siano stati adottati dei procedimenti chimico fisici stupefacenti per l’epoca.
Effettivamente osservando la scultura da vicino,si ha proprio l’impressione che il velo circondi una statua già scolpita e non esserne parte integrante. Ma come si è potuto realizzare un velo di marmo?
Gli estimatori del Principe sostengono, grazie ad alcuni documenti ritrovati nella dimora dei San Severo, che i veli sono stati ottenuti cristallizzando una soluzione basica di idrato di calcio o calce spenta. Si sarebbe proceduto in questo modo: la statua veniva posta in una vasca e ricoperta da un velo bagnato; su questi veniva versato latte di calce diluito e sul liquido veniva versato ossido di carbonio proveniente da un forno a carbone. In questo modo si otterrebbe una precipitazione di carbonato di calcio e cioè marmo che andrebbe ad integrarsi alla statua. Ma tutto questo non è mai stato dimostrato….Di sicuro si sa che il Principe in data 16 dicembre 1752 firmò una ricevuta di pagamento per il Sanmartino,conservata presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli dove si legge: “..E per me gli suddetti ducati cinquanta gli pagherete al Magnifico Giuseppe Sanmartino in conto della statua di Nostro Signore morto coperta da un velo ancor di marmo..”.
Tutta l’impostazione scenica della cappella è un chiaro riferimento alla simbologia massonica , società a cui il principe apparteneva e di cui ne fu Gran Maestro. La statua del Cristo è situata al centro della Cavea sotterranea, una specie di cripta,illuminata da “lampade eterne” inventate proprio da Raimondo di Sangro e studiando questo tipo di illuminazione, lo scultore esaltò le pieghe del velo che ricopre la figura del Cristo morto per accentuarne la drammaticità. In origine, infatti, la Cavea doveva essere accessibile dalla sacrestia (e non dalla navata della chiesa) e doveva rappresentare la "caverna" massonica che avrebbe contenuto il Cristo, morto, sì, ma simbolo della Resurrezione, così come a nuova vita rinasceva il "fratello" nuovo aggregato alla loggia.
Ma osserviamo bene l’opera nei dettagli : il blocco di marmo è unico, il corpo del Cristo è adagiato su di un materasso,con il capo, reclinato leggermente da un lato, è sorretto da due cuscini, il volto e il corpo sono avvolti da un velo che aderisce perfettamente alle forme del viso e del corpo esanime del Redentore in una cascata di piegoline e risulta talmente leggero e all’apparenza intriso del sudore della morte che sembra aderire al corpo mostrandone i minimi particolari, come la contrattura del volto sfigurato dalle sofferenze, le membra martoriate, l’incavo del ventre denutrito, la piaga del costato e le lacerazioni delle mani e dei piedi. A lato dei piedi , adagiati sopra al velo si trovano gli strumenti del supplizio: la corona di spine, una tenaglia e i chiodi, uno dei quali “pizzica” il tessuto con straordinaria plasticità e realismo.
La visita a quest’opera non lascia indifferenti neanche i più disinteressati all’arte, è qualcosa che colpisce allo stomaco in maniera indelebile, si resta affascinati e contemporaneamente spaventati da tanta sublime perfezione e non possiamo che ringraziare il Principe per averci lasciato tanta bellezza.
Se volete ammirare questo capolavoro lo trovate a Napoli nella Cappella dei Principi di Sangro di Sansevero a Santa Maria della Pietà, o “Pietatella”, in via Francesco De Sanctis.




7 luglio 2010

Decorazione: il Faux finish...imitare con sapienza!


Osservare...toccare...sperimentare...queste sono le fasi iniziali ed essenziali per la realizzazione del Faux finish, o per dirla in parole povere della falsa finitura. Ma cos'è il faux finish? Molto semplicemente quel procedimento pittorico che ricrea ,appunto in pittura, vari materiali, come i marmi, le pietre dure , i legni pregiati,e materie preziose di origine organica come la madreperla,la tartaruga o l'avorio.Ma tutto questo perchè? Perchè dipingere imitando dei materiali che potremmo trovare più o meno facilmente?Molto semplicemente perchè il costo di queste materie è molto alto e per alcuni il reperimento, oltre che difficile, è anche vietato dalla legge, come per esempio per la tartaruga e l'avorio.Molto meglio salvaguardare la natura e ricrearli in pittura anche se non è proprio una cosa da principianti...Osservare..: la prima regola per la buona riuscita di un faux finish è l'osservazione, possibilmente dal vivo, oppure documentarsi cercando più immagini possibili della materia che vogliamo imitare.La cosa può essere più semplice per quanto riguarda i marmi, meno per le pietre dure, difficile per la tartaruga o l'avorio, ma se si diventa assidui frequentatori di mostre o mercati di antiquariato si può avere la fortuna di osservare e toccare degli oggetti con intarsi in questi bellissimi materiali,...cose di altre epoche,quando non c'era ancora una coscienza animalista...Toccare..:la sensazione di caldo o freddo che da il senso del tatto, la setosità o la ruvidezza della superficie,sentirne la perfezione o i difetti, ad occhi chiusi per memorizzarne il contatto con i polpastrelli...Sperimentare... tante e tante volte, fino a quando non avremo il risultato che più si avvicina all'originale: velature di colore, spugnature, venature, la profondità, la lucentezza, tutto dev'essere curato nei minimi particolari e solo allora potremo dire di aver realizzato un faux finish di qualità! Una cosa che è mia abitudine fare quando mi avvicino all'imitazione di un materiale, è studiarne anche l'uso che se ne è fatto nel corso dei secoli, studio che può abbracciare il mondo dell'arte nella sua totalità,dall'architettura,all'archeologia, scultura, pittura e anche la moda come nella riproduzione di gioielli antichi ,al fine di individuare al meglio i supporti su cui andare a riprodurre il mio lavoro, per esempio non rifarei mai un effetto cuoio su di un piatto in terracotta, semmai su un bauletto di legno! Buon gusto e coerenza, prima di tutto! Per render più concrete queste mie disquisizioni,farò su questo blog degli interventi mirati allo studio e alla realizzazione dei vari materiali e con degli approfondimenti inerente al marmo , pietra o elemento decorativo organico a cui mi avvicinerò. Buona lettura!

Nella foto una mia creazione: grande piatto ( diam. cm 50) dipinto ad imitazione marmo Nero Marquina e decorazione print room.

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22 maggio 2010

Scusate....ma sono INTERISTA!!!!





Non c'entra niente con l'arte, ma la gioia è troppo grande!
TITULI TITULI TITULI !!!!!!!!!!
GRAZIE MOURINHO!!!!!

Storia dell'arte : La Calunnia ...non è un venticello!










Se facciamo un giro a Firenze, non possiamo non andare a fare una visita alla Galleria degli Uffizi, scrigno magnifico di meravigliose opere d'arte.
Nella sala dedicata a Sandro Botticelli, troviamo "La Calunnia" (1494-1496 circa), piccolo, messo a confronto con altri capolavori del pittore che troviamo nella stessa sala, come la "Nascita di Venere" o "La Primavera", ma che nei suoi 62x 91 centimetri, condensa tutti i significati che l'artista ha voluto rappresentare.
La sua lettura si esegue da destra verso sinistra.
La tavola raffigura una vasta sala aperta sul mare, incrostata da fregi e rilievi dorati e statue di uomini e donne illustri.
Un re siede in trono ed ha delle lunghe orecchie asinine, in cui due donne, personificazioni del Sospetto e dell'Ignoranza, sussurrano insinuazioni mentre il re tende il braccio verso un uomo incappucciato, il Livore, che fa altrettanto.
Questi è accompagnato da una fanciulla con una torcia ardente, la Calunnia, cui altre due giovinette l'Invidia e la Frode, abbelliscono i capelli con fiori e nastri per renderla più seducente e credibile.
La Calunnia trascina con la mano destra per la chioma il calunniato, ignudo e con le mani giunte in preghiera e, all'estrema sinistra della composizione, sono affiancate una vecchia macilenta con i vestiti logori, la Penitenza (o Rimorso ?) e una fanciulla ignuda con lo sguardo e la mano destra levati al cielo, personificazione della Verità che viene da Dio e alla fine trionfa.
Dal Vasari ci giunge notizia che il Botticelli avesse regalato il dipinto "ad Antonio Segni suo amicissimo" e forse lo avrebbe eseguito per festeggiare la riabilitazione dell'amico ingiustamente accusato per i suoi trascorsi filomedicei nel periodo della repubblica savonaroliana.





17 marzo 2010

Storia dell'arte : Emile Gallé...chi era costui?








Chi tra gli amanti del genere si sognerebbe mai di mettere dei fiori nei suoi meravigliosi vasi? Spero nessuno!Perchè le sue creazioni sono fini a se stesse, un vaso di Gallé è una scultura in cui il vetro viene nobilitato da lavorazioni sofisticate.Egli da voce alla natura,riproducendo forme e colori del regno animale e vegetale e pur essendo oggetti della quotidianetà, vasi e coppe,perdono il loro scopo primitivo tramutandosi in vere opere d'arte da collezione.
Ma chi era Emile Gallé? Nato a Nancy nel 1846, iniziò a lavorare ancora bambino nella vetreria del padre e prestissimo la sua indole creativa e sperimentatrice si manifestò grazie anche agli studi di botanica e mineralogia a cui si dedicava assiduamente:i primi lo avvicinarono al mondo della natura, che tanto influenzò e affascinò lo stile allora in voga, l'Art Nouveau; i secondi gli fecero avere le conoscenze tecniche per migliorare come nessuno prima aveva mai fatto,le possibilità fisiche ed estetiche del vetro.
Durante un soggiorno a Londra, rimase affascinato da una collezione di vetri giapponesi, conservati al Kensinton Museum ed esposti durante l'Esposizione Mondiale del 1862. Furono questi manufatti che lo spinsero a sperimentare nuovi processi di fabbricazione, tanto complicati da raggiungere i limiti del virtuosismo..le sue opere da allora furono talmente intrise di "profumo d'Oriente", che in occasione dell'Esposizione del 1889, un critico scrisse: "Sia lodato il capriccio del destino, che ha fatto nascere a Nancy un giapponese".
La natura e l'Oriente sono il punto di partenza dell'arte di Gallé, ma il suo percorso artistico comprende vari "periodi"; dal 1870 al 1884, i suoi esordi con il "periodo trasparente", in cui Gallé esplora il campo del vetro smaltato,cercando di ottenere smalti sempre più duri e resistenti alla cottura oltre che brillanti e nelle più ampie tonalità di colore.Ma la novità più eclatante di questo periodo è costituita dai vetri colorati che racchiudono sorprendentemente delle sostanze minerali, dando vita a tinte opalescenti di grande effetto visivo.Perfeziona la tecnica dell'incisione su "cabochon" di vetro,sorta di gemme dal taglio ovale e dalla superficie liscia che poi applica sull'oggetto da ornare. Tutte le fasi vengono eseguite a mano, l'incisione con la mola e con una punta di diamante e non come già si faceva con l'acido fluoridrico.
Nel periodo successivo esplode la passione naturalistica di Gallé,dove sono evidenti le tracce dei suoi studi di botanica: egli non amava i fiori solo per il loro aspetto estetico ma anche per le emozioni che gli suscitavano.
Il suo animo poetico emerge con i cosiddetti "vasi parlanti", sui quali incideva versi e strofe di Baudelaire, Mallarmé,e anche di Virgilio, come nel caso del più famoso dei "vasi di tristezza", il celebre Orfeo ed Euridice, dove utilizza un nuovo vetro nero detto ialite, perchè imita la pietra omonima.
Tra il 1897 e il 1900,esegue una limitatissima produzione di pezzi decorati a "marqueterie-sur-verre" e ad "applicazione", due tecniche difficilissime e molto costose,perche il procedimento può rompere il vetro; la prima è simile all'intarsio del legno e consiste nel fissare direttamente nella materia incandescente lamelle di vero colorato che vanno a comporre un disegno prestabilito; nell'altra invece, le parti di vetro colorato vengono saldate a caldo al corpo dell'oggetto e successivamente intagliate.
Se i "vasi di tristezza",dai toni cupi sono già il sintomo della rassegnazione per una sorte sfortunata, con gli inquietanti "vasi malati" concepiti poco prima della sua morte avvenuta nel 1904 per leucemia a 56 anni, Gallé annuncia i lugubri presagi della sua tragica fine. Dopo di lui la produzione della sua vetreria continua, grazie a sua moglie che,per distinguere i lavori posteriori, aggiunge una stellina davanti alla firma apposta su ogni pezzo.
Le opere di Gallé continuano a fare scuola, ma purtroppo la produzione industriale ne svilirà inesorabilmente le qualità creative e manuali.
Nonostante l'indubbio valore artistico delle sue opere, la fortuna postuma di Gallé non si protrasse per molto tempo dopo la sua morte: ad un'asta a Parigi nel 1914, una cospicua collezione che includeva alcuni dei suoi più prestigiosi capolavori, fu venduta a un prezzo ridicolo, l'Art Nouveau ormai era passata di moda e c'erano molte preoccupazioni economiche per la prima guerra mondiale che incombeva.
Egli rimase nell'oscurità fino agli anni Settanta, un antiquario belga racconta come si liberò di una serie di vasi Gallé vendendoli "al metro":egli stabilì un prezzo forfettario per tutti i vasi che l'acquirente riusciva a far entrare in un ampio cerchio disegnato col gesso sul pavimento della sua galleria.....
Alla fine degli anni 80 ad un'asta a Ginevra una coppa da champagne in vetro verde con decorazioni in argento fu aggiudicata a 5 milioni mentre un prezioso "Erbario marittimo raggiunse i 450 milioni.Rimase invenduta "La foglia di rabarbaro" una coppa di fascino incredibile stimata un miliardo e duecento milioni, ma non ci fu da preoccuparsi tanto,perchè all'asta seguente fu aggiudicata,e prese la via dell'Oriente...chissà forse il Giappone!

30 gennaio 2010

Rosa fresca aulentissima....










Prendo a prestito da Cielo d'Alcamo il verso introduttivo del suo "Contrasto",non me ne vorrà sicuramente,non solo per parlare del soggetto più usato nel decoro appunto floreale e cioè la rosa, tenera e delicata ricorrente da secoli su maioliche e porcellane,ma anche della decorazione naturalistica in generale e delle tonalità di colore usate nelle varie manifatture.
L'epoca è il Diciottesimo secolo e in Francia in diverse località sorgono varie manifatture di maiolica che adottano come decorazione questo fiore. A Moustiers, per esempio, le ghirlandine e i festoni floreali richiamano lo stesso gusto barocco dei mobili, dei dipinti e dei tessuti. Stupendi tulipani e soffici e leggere rose,sono tipici delle maioliche Strasburgo, celebre per la manifattura di Hannong, fondata nel1721. A Marsiglia è famosissima la fabbrica fondata nel 1700 da Claressy:i fiori hanno i gambi lunghi appena tracciati e i colori vanno dall'azzurro al violetto.Oltre che ai fiori europei, spesso la decorazione si ispira anche a quelli orientali, continuando il gusto della cineseria,e si può ben dire che dal 1750 in poi si alterna la decorazione del fiore sia all'europea sia all'orientale.
Fiori all'europea anche per la manifattura di Lodi che dal 1641, opera con la produzione di G.Cappellotti,i colori erano l'azzurro,il verde marcio, il rosso.
Con la denominazione di "Vecchio Lodi"viene indicata invece la produzione di G.Ferretti, la cui marca è un chiodo,caratterizzata da rose con garofani di un rosso porporino,tulipani rosso-violaceo,verde smagliante per le foglie,giallo e azzurro scuro per i fiori più piccoli.Alla stessa fabbrica appartiene il "Vecchio Lodi Paonazzo".Altre manifatture lombarde sono quelle di Felice Clerici e soprattutto quella di Pasquale Rubati di eccezionale raffinatezza decorativa con fondi turchini e rosa damascati con tocchi d'oro e intrecci policromi,famosa per il singolare candore della maiolica.A Pesaro trionfa la rosa a colore pieno mentre Venezia si ispira ai fiori di Marsiglia.
A Faenza la manifattura Ferniani decora alcuni pezzi a cineserie e a mazzetti di "fiori di patata" altri a "rosa monocroma" e "rosa policroma.
A Bassano si sente l'influenza orientale per le maioliche, mentre per la porcellana si ritrovano i fiori all'europea.Sempre presso Bassano,a Nove,Giovan Battista Antonibon fonda nel 1719, una fabbrica di maioliche la cui produzione, raffinata come le sue porcellane, porta decori di fantasie floreali "a giardino" e "alla frutta" ispirate a Lodi.
Per quanto riguarda la porcellana, la decorazione a fiori nasce col Meissen, dal nome della località tedesca dove nel 1710, Augusto di Sassonia fondò una fabbrica.
Verso il 1730-35 la decorazione si esprime con fiori giapponesi(pruni,peschi,crisantemi,dalie)per poi passare ai cosiddetti "fiori indiani"(peonie e molte foglie verdi),eseguiti con elegante policromia,profilati in nero o in blu.
Con l'affermasrsi del Rococò, anche Meissen adotta il motivo dei "fiori tedeschi" costituito da esemplari policromi e dipinti in modo naturalistico, dove mazzolini di rose miniatura e miosotis fanno la parte del leone.
Ancora in Francia la località di Vincennes-Sèvres debutta con gusto tipicamente francese,con fiori all'europea e forme Rococò.
In Italia la manifattura Ginori,fondata a Doccia(Firenze)nel 1737 dal marchese Carlo Ginori, produce fiori orientali fino al 1760, poi predilige il tipico mazzetto di fiori di campo, roselline e margherite.
Vicino Napoli,nel 1743 Carlo di Borbone fonda la Reale Manifattura di Capodimonte,che cambia il genere di produzione del suo esordio(tabacchiere,servizi da the,vasi con coperchio tipo Meissen)e inizia la decorazione col fiore orientale (giapponese)per poi seguire la moda europea monocroma e policroma eseguita sempre con linee sottilissime caratteristiche della pittura di Capodimonte.

27 dicembre 2009

Una grande passione











Incamminiamoci per uno di questi sentieri....
Una tra le mie più grandi passioni, oltre alla pittura e allo studio della Storia dell'Arte, è il Découpage. Qualcuno dirà che ormai è fuori moda, che è una cosa che sanno fare tutti..e che ci vuole a "strappare" o ritagliare un pezzo di carta e ad incollarlo! Ebbene mai errore di valutazione fu più grande! Il Découpage è una vera e propria Arte, che viene da molto lontano nel tempo, che si è evoluta nei secoli grazie all'avvento di materiali sempre più sofisticati, ma che non ha mai perso l'essenza del suo fascino...io sto parlando del VERO Découpage, non del semplicistico strappa ed incolla, che sarà si pur divertente, ma che nulla ha a dividere con quello che tecnicamente c'è stato tramandato dai più valenti artigiani del nostro paese e in particolare della città di Venezia. Si, perchè quest'Arte meravigliosa è nata proprio in Italia e non in Francia o Cina come si è detto in passato. Oggetti stupendi si trovano nelle collezioni dei più grandi musei e si rimane estasiati a guardarne la perfezione e la bellezza! Allo scopo di far conoscere il Découpage d'eccellenza, sono nate in molti paesi del mondo, Associazioni Nazionali che s'impegnano, tramite i lavori dei loro soci, a promuovere e far conoscere il Découpage come una vera e propria espressione artistica: Australia, Stati Uniti, Regno Unito e non ultima l'Italia sono impegnati in questa che chiamerei una missione, per ridare credibilità e dignità al Découpage artistico professionale.
Le foto si riferiscono a dei pezzi antichi realizzati con la tecnica del Découpage, battuti all'asta e pubblicati dal mensile "Le idee di casa mia".

Un po' di storia: LE LACCHE DEL SETTECENTO

Leggiadre damine, idilliaci paesaggi campestri, scene mitologiche, dignitari e mandarini cinesi, e ancora uccellini colorati,mazzetti di fiori legati da nastri...Questi sono i soggetti che decorano le lacche del Settecento.La storia della lacca però inizia molto lontano nel tempo...ma cos'è la lacca cinese?O per meglio dire, cos'è la pittura a lacca cinese? E' una tecnica costosissima realizzata con una vernice ricavata dalla linfa di un albero dell'Estremo Oriente, che viene stesa in un'infinità di velature che a volte richiedono anni di lavoro. Alla fine del Settecento l'ambasciatore del Siam (l'odierna Thailandia),portò in dono al Re Sole dei manufatti del lontano Oriente che stupirono ed entusiasmarono la corte francese e, successivamente, anche gli altri sovrani europei. Tra i regali spiccavano le lacche prodotte in Cina e Giappone. Tale e tanta fu la passione per questi oggetti che da quel momento in poi ogni palazzo ebbe il suo "Cabinet de chinoiserie" (padiglione cinese)decorato con pannelli di lacca rossa, tappeti di seta e collezioni di porcellane.
Le manifatture europee tentarono fin da subito di riprodurre la tecnica, ma senza buoni risultati, finchè verso la metà del 1700 in Francia i fratelli Martin inventarono una vernice che porta il loro nome (vernis Martin)capace di imitare la lacca orientale.Inizia così in Europa la produzione di bellissimi e raffinati oggetti che esprimevano in pieno il gusto Rococò. Ma è la città di VENEZIA che pur ispirandosi alla moda francese delle lacche, le trasforma fino a creare uno stile personalissimo, simbolo di un'epoca.
La società veneziana settecentesca amava il fasto e l'eleganza e alla ricerca di ambienti sempre più intimi ed accoglienti dove dedicarsi ai piaceri mondani, creò all'interno dei palazzi i cosiddetti "ridotti",cioè piccoli appartamenti ricavati da ammezzati e composti da salette dai soffitti bassi. I mobili allora vennero appositamente realizzati per "vestire" questi spazi. Arredi piccoli, eleganti, aggraziati, spesso decorati dai "depentori alla cinese" (così erano chiamati gli artigiani in grado di riprodurre lo stile della Cina e del Giappone).
La tecnica dei depentori era piuttosto semplice,anche se richiedeva una grande abilità: per prima cosa si levigava perfettamente il legno, poi si stendeva un sottilissimo strato di "pastiglia"( una mistura di colla e gesso finissimo):una volta essiccata la si lisciava,vi si dava la tinta di fondo, poi si dipingevano a tempera i soggetti desiderati e si faceva asciugare.Infine si passavano molti strati,(a volte anche 18 mani) di sandracca (una vernice densa , vischiosa e ambrata, ottenuta sciogliendo scaglie di gomma lacca nello spirito), per proteggere ma anche rendere brillante la superficie.
Il successo fu tale che in pieno Settecento la moda delle lacche dilagò fino a coprire una produzione vastissima: vassoi,cofanetti, tabacchiere,scatole,oltre a specchiere,cassettoni,scrittoi,tavoli...I colori preferiti per il fondo erano il rosso corallo,il verde oliva o pastello, il giallo crema,l'azzurro tenue,il rosa polvere....Tutto questo accadeva ieri, oggi questi oggetti vengono battuti nelle aste più importanti raggiungendo quotazioni di tutto rispetto nell'ordine di decine di migliaia di euro, oggetti ricercati e apprezzati oggi come allora e poichè quando un genere è ricercato accade sovente che la domanda superi l'offerta,anche nella Venezia del Settecento,per fare fronte alle richieste,accanto alla produzione delle lacche veneziane si diffuse l'arte della Lacca Povera,più veloce (?) e meno costosa, che consisteva nell'incollare sulla superficie del legno dipinto figurine appositamente ritagliate da stampe e nel ricoprirle con moltissimi strati di sandracca (anche 100)per farle sembrare dipinte direttamente sul mobile: era nato il DECOUPAGE!La diffusione di questa tecnica portò allo sviluppo di officine grafiche specializzate nella produzione di stampine per i laccatori.Tra queste la più famosa è senza dubbio quella dei Remondini di Bassano del Grappa.