Parlare di se stessi, non è facile, e io cosa posso dire di me? Amo l'Arte in tutte le sue forme,pittura, scultura, musica...Tutto quello che fa bene agli occhi,alle orecchie e al cuore fa parte integrante della mia vita e del mio modo di vivere. Ho chiamato questo mio blog "I sentieri dell'Arte", proprio perchè su questi "viottoli" incantati possiamo trovare tante piccole cose che ci riconciliano con il mondo intorno...almeno così è per me! Mi basta guardare un quadro o ascoltare un po' di buona musica per ritrovare la serenità, e non è necessario che questi siano un Renoir o una sonata di Mozart, basta che siano delle belle cose da vedere e da ascoltare. Spero di condurvi nel mio mondo nel miglior modo possibile...Patrizia

Lettori fissi

28 luglio 2010

Storia dell'arte - Giuseppe Sanmartino e il Cristo velato: ovvero il mistero nell'arte.












Antonio Canova tento’ di acquistarlo senza fortuna e si dichiarò disposto a dare dieci anni della sua vita “pur di essere l’autore di un simile capolavoro!”
Il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino è veramente un’opera mirabile, poco conosciuta, ma che rientra a pieno titolo fra i più grandi capolavori della scultura mondiale.
Realizzata nel 1753 da Giuseppe Sanmartino (Napoli 1720-1793) , sulla committenza di Raimondo di Sangro Principe di San Severo, nobile napoletano, ma anche alchimista, inventore e scienziato (ma anche massone!), ha dato adito nel corso dei secoli a molte discussioni in merito alla sua realizzazione.
Infatti l’opera, si dice, fu realizzata dietro dettami ben precisi del Principe e sembra che non siano stati usati metodi tradizionali di scultura.
Sorprende la sofisticatezza di esecuzione, che a dir la verità, non si rivede in altre opere del Sanmartino, ne’ precedenti ne’ seguenti al Cristo velato.
Giuseppe Sanmartino fu sì scultore eccelso, ma non seppe più eguagliare l’eccellenza di quest’opera….
E a questo punto le ipotesi sul principe alchimista prendono piede e alcuni studiosi ipotizzano che siano stati adottati dei procedimenti chimico fisici stupefacenti per l’epoca.
Effettivamente osservando la scultura da vicino,si ha proprio l’impressione che il velo circondi una statua già scolpita e non esserne parte integrante. Ma come si è potuto realizzare un velo di marmo?
Gli estimatori del Principe sostengono, grazie ad alcuni documenti ritrovati nella dimora dei San Severo, che i veli sono stati ottenuti cristallizzando una soluzione basica di idrato di calcio o calce spenta. Si sarebbe proceduto in questo modo: la statua veniva posta in una vasca e ricoperta da un velo bagnato; su questi veniva versato latte di calce diluito e sul liquido veniva versato ossido di carbonio proveniente da un forno a carbone. In questo modo si otterrebbe una precipitazione di carbonato di calcio e cioè marmo che andrebbe ad integrarsi alla statua. Ma tutto questo non è mai stato dimostrato….Di sicuro si sa che il Principe in data 16 dicembre 1752 firmò una ricevuta di pagamento per il Sanmartino,conservata presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli dove si legge: “..E per me gli suddetti ducati cinquanta gli pagherete al Magnifico Giuseppe Sanmartino in conto della statua di Nostro Signore morto coperta da un velo ancor di marmo..”.
Tutta l’impostazione scenica della cappella è un chiaro riferimento alla simbologia massonica , società a cui il principe apparteneva e di cui ne fu Gran Maestro. La statua del Cristo è situata al centro della Cavea sotterranea, una specie di cripta,illuminata da “lampade eterne” inventate proprio da Raimondo di Sangro e studiando questo tipo di illuminazione, lo scultore esaltò le pieghe del velo che ricopre la figura del Cristo morto per accentuarne la drammaticità. In origine, infatti, la Cavea doveva essere accessibile dalla sacrestia (e non dalla navata della chiesa) e doveva rappresentare la "caverna" massonica che avrebbe contenuto il Cristo, morto, sì, ma simbolo della Resurrezione, così come a nuova vita rinasceva il "fratello" nuovo aggregato alla loggia.
Ma osserviamo bene l’opera nei dettagli : il blocco di marmo è unico, il corpo del Cristo è adagiato su di un materasso,con il capo, reclinato leggermente da un lato, è sorretto da due cuscini, il volto e il corpo sono avvolti da un velo che aderisce perfettamente alle forme del viso e del corpo esanime del Redentore in una cascata di piegoline e risulta talmente leggero e all’apparenza intriso del sudore della morte che sembra aderire al corpo mostrandone i minimi particolari, come la contrattura del volto sfigurato dalle sofferenze, le membra martoriate, l’incavo del ventre denutrito, la piaga del costato e le lacerazioni delle mani e dei piedi. A lato dei piedi , adagiati sopra al velo si trovano gli strumenti del supplizio: la corona di spine, una tenaglia e i chiodi, uno dei quali “pizzica” il tessuto con straordinaria plasticità e realismo.
La visita a quest’opera non lascia indifferenti neanche i più disinteressati all’arte, è qualcosa che colpisce allo stomaco in maniera indelebile, si resta affascinati e contemporaneamente spaventati da tanta sublime perfezione e non possiamo che ringraziare il Principe per averci lasciato tanta bellezza.
Se volete ammirare questo capolavoro lo trovate a Napoli nella Cappella dei Principi di Sangro di Sansevero a Santa Maria della Pietà, o “Pietatella”, in via Francesco De Sanctis.




7 luglio 2010

Decorazione: il Faux finish...imitare con sapienza!


Osservare...toccare...sperimentare...queste sono le fasi iniziali ed essenziali per la realizzazione del Faux finish, o per dirla in parole povere della falsa finitura. Ma cos'è il faux finish? Molto semplicemente quel procedimento pittorico che ricrea ,appunto in pittura, vari materiali, come i marmi, le pietre dure , i legni pregiati,e materie preziose di origine organica come la madreperla,la tartaruga o l'avorio.Ma tutto questo perchè? Perchè dipingere imitando dei materiali che potremmo trovare più o meno facilmente?Molto semplicemente perchè il costo di queste materie è molto alto e per alcuni il reperimento, oltre che difficile, è anche vietato dalla legge, come per esempio per la tartaruga e l'avorio.Molto meglio salvaguardare la natura e ricrearli in pittura anche se non è proprio una cosa da principianti...Osservare..: la prima regola per la buona riuscita di un faux finish è l'osservazione, possibilmente dal vivo, oppure documentarsi cercando più immagini possibili della materia che vogliamo imitare.La cosa può essere più semplice per quanto riguarda i marmi, meno per le pietre dure, difficile per la tartaruga o l'avorio, ma se si diventa assidui frequentatori di mostre o mercati di antiquariato si può avere la fortuna di osservare e toccare degli oggetti con intarsi in questi bellissimi materiali,...cose di altre epoche,quando non c'era ancora una coscienza animalista...Toccare..:la sensazione di caldo o freddo che da il senso del tatto, la setosità o la ruvidezza della superficie,sentirne la perfezione o i difetti, ad occhi chiusi per memorizzarne il contatto con i polpastrelli...Sperimentare... tante e tante volte, fino a quando non avremo il risultato che più si avvicina all'originale: velature di colore, spugnature, venature, la profondità, la lucentezza, tutto dev'essere curato nei minimi particolari e solo allora potremo dire di aver realizzato un faux finish di qualità! Una cosa che è mia abitudine fare quando mi avvicino all'imitazione di un materiale, è studiarne anche l'uso che se ne è fatto nel corso dei secoli, studio che può abbracciare il mondo dell'arte nella sua totalità,dall'architettura,all'archeologia, scultura, pittura e anche la moda come nella riproduzione di gioielli antichi ,al fine di individuare al meglio i supporti su cui andare a riprodurre il mio lavoro, per esempio non rifarei mai un effetto cuoio su di un piatto in terracotta, semmai su un bauletto di legno! Buon gusto e coerenza, prima di tutto! Per render più concrete queste mie disquisizioni,farò su questo blog degli interventi mirati allo studio e alla realizzazione dei vari materiali e con degli approfondimenti inerente al marmo , pietra o elemento decorativo organico a cui mi avvicinerò. Buona lettura!

Nella foto una mia creazione: grande piatto ( diam. cm 50) dipinto ad imitazione marmo Nero Marquina e decorazione print room.

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22 maggio 2010

Scusate....ma sono INTERISTA!!!!





Non c'entra niente con l'arte, ma la gioia è troppo grande!
TITULI TITULI TITULI !!!!!!!!!!
GRAZIE MOURINHO!!!!!

Storia dell'arte : La Calunnia ...non è un venticello!










Se facciamo un giro a Firenze, non possiamo non andare a fare una visita alla Galleria degli Uffizi, scrigno magnifico di meravigliose opere d'arte.
Nella sala dedicata a Sandro Botticelli, troviamo "La Calunnia" (1494-1496 circa), piccolo, messo a confronto con altri capolavori del pittore che troviamo nella stessa sala, come la "Nascita di Venere" o "La Primavera", ma che nei suoi 62x 91 centimetri, condensa tutti i significati che l'artista ha voluto rappresentare.
La sua lettura si esegue da destra verso sinistra.
La tavola raffigura una vasta sala aperta sul mare, incrostata da fregi e rilievi dorati e statue di uomini e donne illustri.
Un re siede in trono ed ha delle lunghe orecchie asinine, in cui due donne, personificazioni del Sospetto e dell'Ignoranza, sussurrano insinuazioni mentre il re tende il braccio verso un uomo incappucciato, il Livore, che fa altrettanto.
Questi è accompagnato da una fanciulla con una torcia ardente, la Calunnia, cui altre due giovinette l'Invidia e la Frode, abbelliscono i capelli con fiori e nastri per renderla più seducente e credibile.
La Calunnia trascina con la mano destra per la chioma il calunniato, ignudo e con le mani giunte in preghiera e, all'estrema sinistra della composizione, sono affiancate una vecchia macilenta con i vestiti logori, la Penitenza (o Rimorso ?) e una fanciulla ignuda con lo sguardo e la mano destra levati al cielo, personificazione della Verità che viene da Dio e alla fine trionfa.
Dal Vasari ci giunge notizia che il Botticelli avesse regalato il dipinto "ad Antonio Segni suo amicissimo" e forse lo avrebbe eseguito per festeggiare la riabilitazione dell'amico ingiustamente accusato per i suoi trascorsi filomedicei nel periodo della repubblica savonaroliana.





17 marzo 2010

Storia dell'arte : Emile Gallé...chi era costui?








Chi tra gli amanti del genere si sognerebbe mai di mettere dei fiori nei suoi meravigliosi vasi? Spero nessuno!Perchè le sue creazioni sono fini a se stesse, un vaso di Gallé è una scultura in cui il vetro viene nobilitato da lavorazioni sofisticate.Egli da voce alla natura,riproducendo forme e colori del regno animale e vegetale e pur essendo oggetti della quotidianetà, vasi e coppe,perdono il loro scopo primitivo tramutandosi in vere opere d'arte da collezione.
Ma chi era Emile Gallé? Nato a Nancy nel 1846, iniziò a lavorare ancora bambino nella vetreria del padre e prestissimo la sua indole creativa e sperimentatrice si manifestò grazie anche agli studi di botanica e mineralogia a cui si dedicava assiduamente:i primi lo avvicinarono al mondo della natura, che tanto influenzò e affascinò lo stile allora in voga, l'Art Nouveau; i secondi gli fecero avere le conoscenze tecniche per migliorare come nessuno prima aveva mai fatto,le possibilità fisiche ed estetiche del vetro.
Durante un soggiorno a Londra, rimase affascinato da una collezione di vetri giapponesi, conservati al Kensinton Museum ed esposti durante l'Esposizione Mondiale del 1862. Furono questi manufatti che lo spinsero a sperimentare nuovi processi di fabbricazione, tanto complicati da raggiungere i limiti del virtuosismo..le sue opere da allora furono talmente intrise di "profumo d'Oriente", che in occasione dell'Esposizione del 1889, un critico scrisse: "Sia lodato il capriccio del destino, che ha fatto nascere a Nancy un giapponese".
La natura e l'Oriente sono il punto di partenza dell'arte di Gallé, ma il suo percorso artistico comprende vari "periodi"; dal 1870 al 1884, i suoi esordi con il "periodo trasparente", in cui Gallé esplora il campo del vetro smaltato,cercando di ottenere smalti sempre più duri e resistenti alla cottura oltre che brillanti e nelle più ampie tonalità di colore.Ma la novità più eclatante di questo periodo è costituita dai vetri colorati che racchiudono sorprendentemente delle sostanze minerali, dando vita a tinte opalescenti di grande effetto visivo.Perfeziona la tecnica dell'incisione su "cabochon" di vetro,sorta di gemme dal taglio ovale e dalla superficie liscia che poi applica sull'oggetto da ornare. Tutte le fasi vengono eseguite a mano, l'incisione con la mola e con una punta di diamante e non come già si faceva con l'acido fluoridrico.
Nel periodo successivo esplode la passione naturalistica di Gallé,dove sono evidenti le tracce dei suoi studi di botanica: egli non amava i fiori solo per il loro aspetto estetico ma anche per le emozioni che gli suscitavano.
Il suo animo poetico emerge con i cosiddetti "vasi parlanti", sui quali incideva versi e strofe di Baudelaire, Mallarmé,e anche di Virgilio, come nel caso del più famoso dei "vasi di tristezza", il celebre Orfeo ed Euridice, dove utilizza un nuovo vetro nero detto ialite, perchè imita la pietra omonima.
Tra il 1897 e il 1900,esegue una limitatissima produzione di pezzi decorati a "marqueterie-sur-verre" e ad "applicazione", due tecniche difficilissime e molto costose,perche il procedimento può rompere il vetro; la prima è simile all'intarsio del legno e consiste nel fissare direttamente nella materia incandescente lamelle di vero colorato che vanno a comporre un disegno prestabilito; nell'altra invece, le parti di vetro colorato vengono saldate a caldo al corpo dell'oggetto e successivamente intagliate.
Se i "vasi di tristezza",dai toni cupi sono già il sintomo della rassegnazione per una sorte sfortunata, con gli inquietanti "vasi malati" concepiti poco prima della sua morte avvenuta nel 1904 per leucemia a 56 anni, Gallé annuncia i lugubri presagi della sua tragica fine. Dopo di lui la produzione della sua vetreria continua, grazie a sua moglie che,per distinguere i lavori posteriori, aggiunge una stellina davanti alla firma apposta su ogni pezzo.
Le opere di Gallé continuano a fare scuola, ma purtroppo la produzione industriale ne svilirà inesorabilmente le qualità creative e manuali.
Nonostante l'indubbio valore artistico delle sue opere, la fortuna postuma di Gallé non si protrasse per molto tempo dopo la sua morte: ad un'asta a Parigi nel 1914, una cospicua collezione che includeva alcuni dei suoi più prestigiosi capolavori, fu venduta a un prezzo ridicolo, l'Art Nouveau ormai era passata di moda e c'erano molte preoccupazioni economiche per la prima guerra mondiale che incombeva.
Egli rimase nell'oscurità fino agli anni Settanta, un antiquario belga racconta come si liberò di una serie di vasi Gallé vendendoli "al metro":egli stabilì un prezzo forfettario per tutti i vasi che l'acquirente riusciva a far entrare in un ampio cerchio disegnato col gesso sul pavimento della sua galleria.....
Alla fine degli anni 80 ad un'asta a Ginevra una coppa da champagne in vetro verde con decorazioni in argento fu aggiudicata a 5 milioni mentre un prezioso "Erbario marittimo raggiunse i 450 milioni.Rimase invenduta "La foglia di rabarbaro" una coppa di fascino incredibile stimata un miliardo e duecento milioni, ma non ci fu da preoccuparsi tanto,perchè all'asta seguente fu aggiudicata,e prese la via dell'Oriente...chissà forse il Giappone!

30 gennaio 2010

Rosa fresca aulentissima....










Prendo a prestito da Cielo d'Alcamo il verso introduttivo del suo "Contrasto",non me ne vorrà sicuramente,non solo per parlare del soggetto più usato nel decoro appunto floreale e cioè la rosa, tenera e delicata ricorrente da secoli su maioliche e porcellane,ma anche della decorazione naturalistica in generale e delle tonalità di colore usate nelle varie manifatture.
L'epoca è il Diciottesimo secolo e in Francia in diverse località sorgono varie manifatture di maiolica che adottano come decorazione questo fiore. A Moustiers, per esempio, le ghirlandine e i festoni floreali richiamano lo stesso gusto barocco dei mobili, dei dipinti e dei tessuti. Stupendi tulipani e soffici e leggere rose,sono tipici delle maioliche Strasburgo, celebre per la manifattura di Hannong, fondata nel1721. A Marsiglia è famosissima la fabbrica fondata nel 1700 da Claressy:i fiori hanno i gambi lunghi appena tracciati e i colori vanno dall'azzurro al violetto.Oltre che ai fiori europei, spesso la decorazione si ispira anche a quelli orientali, continuando il gusto della cineseria,e si può ben dire che dal 1750 in poi si alterna la decorazione del fiore sia all'europea sia all'orientale.
Fiori all'europea anche per la manifattura di Lodi che dal 1641, opera con la produzione di G.Cappellotti,i colori erano l'azzurro,il verde marcio, il rosso.
Con la denominazione di "Vecchio Lodi"viene indicata invece la produzione di G.Ferretti, la cui marca è un chiodo,caratterizzata da rose con garofani di un rosso porporino,tulipani rosso-violaceo,verde smagliante per le foglie,giallo e azzurro scuro per i fiori più piccoli.Alla stessa fabbrica appartiene il "Vecchio Lodi Paonazzo".Altre manifatture lombarde sono quelle di Felice Clerici e soprattutto quella di Pasquale Rubati di eccezionale raffinatezza decorativa con fondi turchini e rosa damascati con tocchi d'oro e intrecci policromi,famosa per il singolare candore della maiolica.A Pesaro trionfa la rosa a colore pieno mentre Venezia si ispira ai fiori di Marsiglia.
A Faenza la manifattura Ferniani decora alcuni pezzi a cineserie e a mazzetti di "fiori di patata" altri a "rosa monocroma" e "rosa policroma.
A Bassano si sente l'influenza orientale per le maioliche, mentre per la porcellana si ritrovano i fiori all'europea.Sempre presso Bassano,a Nove,Giovan Battista Antonibon fonda nel 1719, una fabbrica di maioliche la cui produzione, raffinata come le sue porcellane, porta decori di fantasie floreali "a giardino" e "alla frutta" ispirate a Lodi.
Per quanto riguarda la porcellana, la decorazione a fiori nasce col Meissen, dal nome della località tedesca dove nel 1710, Augusto di Sassonia fondò una fabbrica.
Verso il 1730-35 la decorazione si esprime con fiori giapponesi(pruni,peschi,crisantemi,dalie)per poi passare ai cosiddetti "fiori indiani"(peonie e molte foglie verdi),eseguiti con elegante policromia,profilati in nero o in blu.
Con l'affermasrsi del Rococò, anche Meissen adotta il motivo dei "fiori tedeschi" costituito da esemplari policromi e dipinti in modo naturalistico, dove mazzolini di rose miniatura e miosotis fanno la parte del leone.
Ancora in Francia la località di Vincennes-Sèvres debutta con gusto tipicamente francese,con fiori all'europea e forme Rococò.
In Italia la manifattura Ginori,fondata a Doccia(Firenze)nel 1737 dal marchese Carlo Ginori, produce fiori orientali fino al 1760, poi predilige il tipico mazzetto di fiori di campo, roselline e margherite.
Vicino Napoli,nel 1743 Carlo di Borbone fonda la Reale Manifattura di Capodimonte,che cambia il genere di produzione del suo esordio(tabacchiere,servizi da the,vasi con coperchio tipo Meissen)e inizia la decorazione col fiore orientale (giapponese)per poi seguire la moda europea monocroma e policroma eseguita sempre con linee sottilissime caratteristiche della pittura di Capodimonte.

27 dicembre 2009

Una grande passione











Incamminiamoci per uno di questi sentieri....
Una tra le mie più grandi passioni, oltre alla pittura e allo studio della Storia dell'Arte, è il Découpage. Qualcuno dirà che ormai è fuori moda, che è una cosa che sanno fare tutti..e che ci vuole a "strappare" o ritagliare un pezzo di carta e ad incollarlo! Ebbene mai errore di valutazione fu più grande! Il Découpage è una vera e propria Arte, che viene da molto lontano nel tempo, che si è evoluta nei secoli grazie all'avvento di materiali sempre più sofisticati, ma che non ha mai perso l'essenza del suo fascino...io sto parlando del VERO Découpage, non del semplicistico strappa ed incolla, che sarà si pur divertente, ma che nulla ha a dividere con quello che tecnicamente c'è stato tramandato dai più valenti artigiani del nostro paese e in particolare della città di Venezia. Si, perchè quest'Arte meravigliosa è nata proprio in Italia e non in Francia o Cina come si è detto in passato. Oggetti stupendi si trovano nelle collezioni dei più grandi musei e si rimane estasiati a guardarne la perfezione e la bellezza! Allo scopo di far conoscere il Découpage d'eccellenza, sono nate in molti paesi del mondo, Associazioni Nazionali che s'impegnano, tramite i lavori dei loro soci, a promuovere e far conoscere il Découpage come una vera e propria espressione artistica: Australia, Stati Uniti, Regno Unito e non ultima l'Italia sono impegnati in questa che chiamerei una missione, per ridare credibilità e dignità al Découpage artistico professionale.
Le foto si riferiscono a dei pezzi antichi realizzati con la tecnica del Découpage, battuti all'asta e pubblicati dal mensile "Le idee di casa mia".

Un po' di storia: LE LACCHE DEL SETTECENTO

Leggiadre damine, idilliaci paesaggi campestri, scene mitologiche, dignitari e mandarini cinesi, e ancora uccellini colorati,mazzetti di fiori legati da nastri...Questi sono i soggetti che decorano le lacche del Settecento.La storia della lacca però inizia molto lontano nel tempo...ma cos'è la lacca cinese?O per meglio dire, cos'è la pittura a lacca cinese? E' una tecnica costosissima realizzata con una vernice ricavata dalla linfa di un albero dell'Estremo Oriente, che viene stesa in un'infinità di velature che a volte richiedono anni di lavoro. Alla fine del Settecento l'ambasciatore del Siam (l'odierna Thailandia),portò in dono al Re Sole dei manufatti del lontano Oriente che stupirono ed entusiasmarono la corte francese e, successivamente, anche gli altri sovrani europei. Tra i regali spiccavano le lacche prodotte in Cina e Giappone. Tale e tanta fu la passione per questi oggetti che da quel momento in poi ogni palazzo ebbe il suo "Cabinet de chinoiserie" (padiglione cinese)decorato con pannelli di lacca rossa, tappeti di seta e collezioni di porcellane.
Le manifatture europee tentarono fin da subito di riprodurre la tecnica, ma senza buoni risultati, finchè verso la metà del 1700 in Francia i fratelli Martin inventarono una vernice che porta il loro nome (vernis Martin)capace di imitare la lacca orientale.Inizia così in Europa la produzione di bellissimi e raffinati oggetti che esprimevano in pieno il gusto Rococò. Ma è la città di VENEZIA che pur ispirandosi alla moda francese delle lacche, le trasforma fino a creare uno stile personalissimo, simbolo di un'epoca.
La società veneziana settecentesca amava il fasto e l'eleganza e alla ricerca di ambienti sempre più intimi ed accoglienti dove dedicarsi ai piaceri mondani, creò all'interno dei palazzi i cosiddetti "ridotti",cioè piccoli appartamenti ricavati da ammezzati e composti da salette dai soffitti bassi. I mobili allora vennero appositamente realizzati per "vestire" questi spazi. Arredi piccoli, eleganti, aggraziati, spesso decorati dai "depentori alla cinese" (così erano chiamati gli artigiani in grado di riprodurre lo stile della Cina e del Giappone).
La tecnica dei depentori era piuttosto semplice,anche se richiedeva una grande abilità: per prima cosa si levigava perfettamente il legno, poi si stendeva un sottilissimo strato di "pastiglia"( una mistura di colla e gesso finissimo):una volta essiccata la si lisciava,vi si dava la tinta di fondo, poi si dipingevano a tempera i soggetti desiderati e si faceva asciugare.Infine si passavano molti strati,(a volte anche 18 mani) di sandracca (una vernice densa , vischiosa e ambrata, ottenuta sciogliendo scaglie di gomma lacca nello spirito), per proteggere ma anche rendere brillante la superficie.
Il successo fu tale che in pieno Settecento la moda delle lacche dilagò fino a coprire una produzione vastissima: vassoi,cofanetti, tabacchiere,scatole,oltre a specchiere,cassettoni,scrittoi,tavoli...I colori preferiti per il fondo erano il rosso corallo,il verde oliva o pastello, il giallo crema,l'azzurro tenue,il rosa polvere....Tutto questo accadeva ieri, oggi questi oggetti vengono battuti nelle aste più importanti raggiungendo quotazioni di tutto rispetto nell'ordine di decine di migliaia di euro, oggetti ricercati e apprezzati oggi come allora e poichè quando un genere è ricercato accade sovente che la domanda superi l'offerta,anche nella Venezia del Settecento,per fare fronte alle richieste,accanto alla produzione delle lacche veneziane si diffuse l'arte della Lacca Povera,più veloce (?) e meno costosa, che consisteva nell'incollare sulla superficie del legno dipinto figurine appositamente ritagliate da stampe e nel ricoprirle con moltissimi strati di sandracca (anche 100)per farle sembrare dipinte direttamente sul mobile: era nato il DECOUPAGE!La diffusione di questa tecnica portò allo sviluppo di officine grafiche specializzate nella produzione di stampine per i laccatori.Tra queste la più famosa è senza dubbio quella dei Remondini di Bassano del Grappa.